Perché l’esercizio a volte peggiora l’ansia… e cosa fare
L’ansia peggiora con l’esercizio? Ecco quello che ogni professionista del movimento dovrebbe sapere, prima di lavorare con persone ansiose.
Qualche giorno fa un istruttore formato in Nei Qi Gong nella nostra scuola mi ha inviato un audio. Era preoccupato perché una sua allieva, durante un esercizio, aveva sentito l’ansia peggiorare, invece di diminuire. Voleva capire se aveva sbagliato qualcosa oppure se l’esercizio era controindicato e doveva fermarsi.
La risposta è no, non aveva sbagliato. Ha solo incontrato per la prima volta un caso reale, documentato e perfettamente comprensibile, se si conosce come funziona il sistema nervoso di un ansioso.
Nel mio caso lo conosco da entrambe le parti e ci ho fatto i conti per tutta la vita: come professionista che lo studia e come persona che ha questa configurazione nervosa fin dalla nascita.
Infatti è importante sapere che a volte l’esercizio fisico, anche quello dolce e consapevole (come il Qi Gong), aumenta l’ansia invece di ridurla. Sembra un paradosso? No, anzi: è un normale meccanismo fisiologico.
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Il sistema nervoso di un ansioso non è semplicemente “teso”
Partiamo dalla base, perché senza questa comprensione si rischia di interpretare male quello che succede in una sala di pratica.
Una persona con ansia cronica non ha solo “più stress degli altri”. Ha un sistema nervoso che è cronicamente bloccato in modalità di allerta, cioè: Simpatico iperattivo, soglia di attivazione dell’amigdala molto bassa, corpo abituato a interpretare qualsiasi piccola variazione come un potenziale segnale di pericolo.
Questo, malauguratamente, include anche le sensazioni corporee prodotte dall’esercizio! Ecco perché all’inizio l’ansia peggiora, quando ci si aspetterebbe il contrario.
Un respiro che va più in profondità, un leggero tremore muscolare, una sensazione di calore o il cuore che accelera un po’… per un sistema nervoso sano questi sono segnali neutri o piacevoli. Per un sistema nervoso cronicamente in allerta, sono segnali nuovi. E tutto ciò che è nuovo viene automaticamente valutato come potenziale minaccia, molto prima che la corteccia prefrontale abbia il tempo di dire “calma, guarda che stai bene, è solo l’esercizio.”
Il meta-livello: la paura delle sensazioni fisiche dell’ansia
C’è un secondo meccanismo che si sovrappone al primo, che la ricerca chiama anxiety sensitivity: è la paura delle sensazioni fisiche dell’ansia stessa.
Non è solo “ho l’ansia”: la persona ha “paura delle sensazioni che l’ansia produce nel suo corpo.” Un meta-livello che trasforma ogni variazione somatica in una potenziale conferma che qualcosa non va.
Il circolo diventa: faccio l’esercizio → sento una sensazione nuova → il sistema nervoso la interpreta come pericolo → si attiva l’ansia → la sensazione aumenta → si conferma il pericolo.
Avviene tutto in pochi istanti… e soprattutto al di sotto della soglia della consapevolezza cognitiva!
Come documentato dal National Institute of Mental Health, il corpo di una persona con disturbo d’ansia può rispondere a situazioni ordinarie come se fossero pericolose, attivando risposte fisiologiche di allerta anche in assenza di una minaccia reale.
Significa che anche se, in realtà, in quel momento non sta succedendo nulla di male, l’organismo si aspetta che qualcosa di negativo potrebbe accadere da un momento all’altro… e si prepara a rispondere. Così può accadere che, durante un esercizio di rilassamento, l’ansia peggiora.
Un aspetto fondamentale da comprendere, che cambia completamente la visione delle opportunità di cambiamento, è che l’ansia non parte dalla testa: è uno schema corporeo!
E la mente? La mente si limita a creare le giustificazioni a posteriori, ma non è l’origine del problema.

il sistema nervoso non risponde al presente, ma al passato
L’esercizio peggiora l’ansia? Il corpo come spazio non sicuro
C’è ancora un terzo livello, che riguarda specificamente il lavoro somatico e corporeo.
Una persona che vive con ansia cronica da anni ha spesso sviluppato, inconsapevolmente, una relazione di evitamento non solo con il proprio corpo, ma con tutte le situazioni che potrebbero rappresentare delle incognite da gestire.
E soprattutto, il corpo in sé non è percepito come uno spazio neutro dove rifugiarsi per trovare pace: è lo spazio dove l’ansia accade, dove si sente il cuore che accelera via via, il respiro che si blocca, lo stomaco che si stringe. Quindi è il luogo dove accadono “cose brutte”.
Portare attenzione dentro quel corpo attraverso un esercizio di consapevolezza o di respirazione profonda, significa entrare in un territorio che il sistema nervoso ha imparato a tenere a distanza.
La prima volta che ci entri consapevolmente, il sistema nervoso può reagire esattamente come reagirebbe a qualsiasi altra situazione che ha imparato a evitare: con un aumento dell’attivazione. Da questo si capisce che in realtà non siamo di fronte a un peggioramento (nonostante le apparenze), ma a una connessione.
Agire concretamente: la modifica piccola che cambia molte cose
Con le persone ad alta sensibilità ansiosa, prima di qualsiasi esercizio che aumenti la consapevolezza corporea, è utile orientare esternamente: attraverso lo sguardo, l’ascolto, la visione delle forme e dei colori.
In sostanza si produce un’attivazione deliberata del sistema di connessione sociale attraverso il nervo vago ventrale: la componente del sistema nervoso autonomo che segnala che “l’ambiente è sicuro”, prima ancora che la mente abbia il tempo di rielaborarlo.
Solo dopo, una volta che il sistema nervoso è orientato verso l’esterno e rassicurato dal contesto, si inizia ad addentrarsi verso l’interno evitando lo stato in cui l’ansia peggiora.
È una piccola modifica alla sequenza, ma per le persone ansiose cambia moltissimo la reazione. Un lavoro somatico davvero mirato riesce a sovrascrivere gradualmente i vecchi schemi, registrando interpretazioni diverse.
Quando dico agli istruttori che ci vuole pazienza, non intendo “sii gentile e aspetta”. Intendo che il sistema nervoso ha bisogno di molte ripetizioni, sufficienti per costruire una nuova associazione evento-sensazione, registrando: questa sensazione corporea non è pericolo.
L’amigdala impara per esposizione ripetuta in condizioni di sicurezza. Non basta una sessione, non basta un mese, ma soprattutto non c’è un tempo quantificabile. La progressione dei miglioramenti dipende dalla soglia di attivazione della persona.
Il lavoro come istruttore non è eliminare le sensazioni scomode ma creare le condizioni perché il sistema nervoso impari, poco alla volta, che può tollerarle senza che diventino una minaccia. Questo è il più grande risultato, che si stabilizza sempre di più con l’andare del tempo.
Per questo, se all’inizio il tuo allievo / praticante si blocca perché apparentemente l’ansia peggiora dopo gli esercizi, in realtà deve sapere che è un buon segno: vuol dire che l’informazione sta passando.
La chiave per riscrivere il “sistema di reazione”, secondo la mia esperienza personale e professionale, è riportare a persona nel suo baricentro psicofosico. Da questa esperienza è nato il metodo di coaching somatico RespiMove®.
Prima di concludere, ti segnalo un altro articolo su questo tema: Breathwork dinamico: cosa cambia quando il respiro ritrova il baricentro
Una nota finale per chi insegna o guida nel cambiamento
Se lavori con persone ansiose, questa comprensione non è un optional: è la netta differenza tra un esercizio che aiuta e uno che spaventa, tra un allievo che torna e uno che non si fa più vedere.
RespiMove® dedica una parte specifica della formazione professionale a questo territorio, proprio perché richiede una sensibilità che non si improvvisa e una conoscenza del sistema nervoso autonomo che la maggior parte delle formazioni nel movimento non include. Se hai visto, come operatore, che a volte a seguoto di un lavoro somatico l’ansia peggiora invece di diminuire, ti invito a scoprire il metodo certificato che unisce le arti orientali antiche e le conoscenze moderne.
Se la tua attività è lavorare con le persone: RespiMove® Training è il percorso professionale certificato che integra questa conoscenza come competenza incarnata, superando le semplici nozioni.
Sei una persona ansiosa?
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Immagine principale di Vitaly Gariev su Unsplash


