Fatica mentale: perché non passa con il riposo e come scioglierla attraverso il corpo
Provi una grande fatica mentale, ovvero ti senti “stanco nella testa?”.
Hai la sensazione che forse potresti ancora arrivare a fare altro, a prendere altri impegni, ma la testa inibisce tutti gli input che riceve?
Questa è la cosiddetta fatica mentale, che spesso risulta essere anche più insidiosa di quella fisica. Nei casi più gravi giunge a quello che oggi si chiama “burnout”.
È importante distinguere le due stanchezze, perché i rimedi sono diversi. La stanchezza fisica nasce da uno sforzo concreto (muscolare, fisico), e si risolve con il riposo. Dopo una notte di sonno o qualche giorno di pausa, il corpo recupera.
La fatica mentale funziona diversamente. Non risponde al riposo, non si scioglie con le vacanze, non migliora con la buona volontà. Anzi, più ci si sforza di rilassarsi più la tensione si percepisce. Questo accade perché la sua origine non è nello sforzo fisico, ma nel blocco energetico: un’interruzione del flusso vitale che il corpo ha registrato e conserva nelle sue memorie cellulari.
Ne parlo anche nell’articolo: Fatica cronica: il Qi Gong nella Disarmonia Energetica
Riconoscere questa differenza è il primo passo. Il secondo è capire che per sciogliere un blocco energetico non bastano le tecniche mentali: bisogna passare attraverso il corpo. Perché quando le preoccupazioni e i pensieri martellano la mente, si innesca un meccanismo di negatività che diventa ossessivo e molto pericoloso, che porta all’isolamento e all’incapacità di trovare soluzioni.
In questi casi si manifesta anche la fatica di vivere, che non è da vedere come un insulto alla vita, ma in realtà va interpretata come stanchezza verso tutte le complicazioni del vivere quotidiano.
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La fatica mentale si esprime attraverso i blocchi energetici
I blocchi energetici sono interruzioni del flusso di energia vitale (qi), in una o più aree. Nei periodi complicati o pieni di obblighi, anche senza volerlo cominciamo a fare resistenza, a rifiutare mentalmente tutto ciò che costringe a fare qualunque attività.
Qualche volta ci vanno di mezzo anche le cose che ci piacciono.
Lo studioso e ricercatore Reich e successivamente Lowen, hanno analizzato in profondità queste sensazioni, creando i presupposti per uno studio psico-fisico che ha dato origine alla BIOENERGETICA.
La bioenergetica è una disciplina che si occupa di analizzare la relazione che si crea tra i blocchi fisici (zone muscolari contratte in modo permanente) e quelli emotivi ed energetici. Studiando il metodo di questi due grandi terapeuti, si apprende che il corpo cambia letteralmente forma, si adatta nell’aspetto al blocco energetico-muscolare.
Quando la bio energia smette di fluire nei canali vitali, il corpo perde luce, perde vitalità, perde forza e vigore.
Leggi anche: Affrontare la mancanza di energia vitale.
Il corpo e la stanchezza mentale
In molti casi l’azione stessa, che la persona deve compiere a livello inconsapevole per “mantenere” il blocco fisico, finisce per determinare una grande fatica mentale.
In un certo senso possiamo pensare che il cervello isola una porzione (più o meno vasta), che tiene poi impegnata 24 ore su 24, per conservare il “muro muscolare” creato. E’ come avere una spia di allarme sempre accesa.
Questo stato tende a mantenersi e ricrearsi, anche se cerchiamo, con tutta la buona volontà, di “rilassare la mente”. In aggiunta ai dolori muscolari (che nel tempo sono inevitabili), rimane una crescente percezione di tensione che non si riesce a scaricare.
Chi pensa di combattere la fatica mentale trasferendosi in altri luoghi, o partendo per una vacanza, avrà presto una grande delusione, perché la stanchezza mentale, a differenza di noi, non va mai in vacanza, quindi ci segue ovunque.
Forse in vacanza puoi sentirti meglio semplicemente perché sei temporaneamente lontano dagli impegni, ma appena torni ritrovi tutto ciò che hai lasciato.
Quindi qui entra in gioco un altro fattore che è legato al potere della nostra mente, e spesso anche della nostra forza interiore. Ma non tutti abbiamo la stessa forza… dobbiamo pertanto imparare a farla emergere.
La fatica mentale toglie la gioia di vivere
La fatica mentale, un po’ per giorno ti priva della gioia di vivere, della capacità di goderti i momenti belli con le persone che ami e con te stesso, presentandoti una realtà difficile cosparsa di ostacoli.
In questi momenti, più provi a rilassarti e più percepisci la tensione.
Ti sarà capitato di trovarti in compagnia dei tuoi cari e di sentirti a disagio, di sentire la testa stanca, vuota, pesante e di non vedere l’ora di tornare a casa. Accade ciò perché la fatica mentale è annidata dentro di te, gira con il tuo pensiero come il carburante dentro al motore di un’automobile.
Ovvio che se il carburante finisce l’auto si spegne, quindi… come spegnere la mente oberata prima che ci lasci senza energia?
Leggi anche: “Mi sento stanca”… Ma forse sei solo insoddisfatta!
Come si manifesta la fatica mentale nel corpo
La ricerca neuroscientifica degli ultimi anni ha confermato qualcosa che la tradizione orientale sapeva da secoli: la fatica mentale non è solo un fenomeno cognitivo. Studi pubblicati su riviste come il Journal of Applied Physiology hanno dimostrato che uno stato prolungato di fatica mentale compromette anche le prestazioni fisiche: aumenta la percezione dello sforzo, altera la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa, ma soprattutto rallenta i tempi di reazione del corpo.
In altre parole: quando la mente è esausta, il corpo lo è già da prima.
La fatica mentale cronica (burnout), altera il ritmo del respiro, che tende a restare alto nel torace invece di scendere nell’addome. Il diaframma si contrae, la circolazione dell’energia rallenta, i muscoli rimangono in uno stato di allerta permanente anche a riposo.
È un circolo che si autoalimenta: la mente tesa irrigidisce il corpo, il corpo teso conferma alla mente che c’è qualcosa da cui guardarsi. Spezzare questo circolo richiede di intervenire su entrambi i livelli e quasi sempre il punto di ingresso più efficace è il corpo, non la testa.
Leggi anche: L’insoddisfazione della vita porta paura e rabbia: le influenze psicosomatiche
La stanchezza mentale di chi lavora con le persone
C’è una categoria di professionisti particolarmente esposta alla fatica mentale, e spesso è l’ultima ad accorgersene: chi lavora con le persone. Coach, operatori del benessere, insegnanti, professionisti del cambiamento.
Il paradosso è evidente: sono gli stessi che accompagnano gli altri a ritrovare equilibrio ed energia, ma che raramente si fermano a fare la stessa cosa per sé. Il lavoro relazionale richiede una presenza costante e intensa: ascolto, empatia, contenimento emotivo. Tutto questo ha un peso energetico reale, che si accumula sessione dopo sessione, giornata dopo giornata.
A differenza di chi svolge un lavoro fisico o intellettuale tradizionale, il professionista del cambiamento non esaurisce solo le risorse cognitive: esaurisce il campo energetico. E quando il campo si svuota, la fatica non è solo stanchezza: è perdita di presenza, di lucidità, di capacità di essere davvero utile all’altro.
Per questo chi lavora con le persone ha bisogno di strumenti concreti: non solo di riposo, ma di pratiche che riportino il respiro nel corpo, che ricarichino il baricentro invece di svuotarlo ulteriormente. Non parlo di un “di più” per appassionati, ma di una necessità per la sopravvivenza professionale.
In che modo si possono sciogliere i blocchi registrati nelle memorie biologiche?
Quando un arresto energetico si è ormai ancorato nel corpo e causa sensazioni di dolore o di semplice disagio, non è più sufficiente praticare le tecniche di rilassamento o di meditazione per lasciarlo andare. L’effetto dura al massimo qualche ora o un giorno, poi si ripresenta. Senza contare che queste tecniche mettono nuovamente in gioco la mente, quindi è come lavare un pavimento sporco con acqua sporca.
Questo stato di burnout persistente si verifica perché l’informazione è stata trasferita alle memorie biologiche (quindi di fatto è diventata PARTE DI NOI); le informazioni registrate funzionano in modo simile a un disco in loop, ripetendo all’infinito il programma.
L’unico modo per interromperlo è AGIRE SUL CORPO FISICO, per liberare l’energia bloccata e spingerla a riprendere la sua regolare circolazione.
Insieme allo sblocco, tornerà la sensazione di benessere e di trovarsi al posto giusto nel momento giusto.
Quindi, per ridurre in modo significativo la fatica mentale, in prima battuta occorre agire stancando il corpo fisico. Attività come camminare con passo rapido, correre, saltare, danzare, sono alcuni esempi utili… ogni attività molto impegnativa per il fisico, agisce liberando la mente.

Come è nata la meditazione CORPOREA e Bio-Energetica
Ho provato, studiato ed insegnato molte tecniche di meditazione statica, visualizzazioni, introspezioni… ma se devo essere sincera, né io né i miei allievi siamo riusciti a risolvere i blocchi profondi attraverso queste modalità.
Ho parlato dei motivi che rendono la meditazione statica inadatta alla stanchezza mentale dei nostri tempi, in un altro articolo, che puoi leggere per approfondire: “Mi sento stanca”… Ma forse sei solo insoddisfatta!
Poi ho provato a cambiare direzione. Avendo una lunga esperienza precedente (in varie fasi di vita) con la danza, il respiro taoista e il Qi Gong, le arti marziali ed il teatro, ho estrapolato e riunito i presupposti di queste discipline per creare degli esercizi nuovi, basati sullo sblocco corporeo associato al respiro.
Tutti questi principi, uniti alla filosofia e allo schema del benessere che sta alla base della Tradizione Cinese, sono stati la chiave per giungere a toccare in profondità le informazioni registrate nelle cellule.
Sono aspetti derivanti dal vissuto personale, dei genitori, della Società… Schemi di pensiero che gradualmente sono emersi per poi defluire, liberando il corpo e la mente. Tutto ciò è accaduto riconnettendo le persone con il loro baricentro psicofisico.
RespiMove
Per lavorare in modo concreto sulla fatica mentale attraverso il corpo ho sviluppato RespiMove®: un metodo che integra respiro, movimento e radicamento corporeo, con radici nella tradizione del Qi Gong e del Nei Gong.
Il principio è semplice: quando il respiro smette di restare bloccato nel petto e scende nell’Hara (il Centro Radice), il sistema nervoso riceve un segnale preciso. I pensieri che giravano in alto cominciano a scendere, a pesare meno, perché il corpo ha trovato un centro da cui gestirli.
A differenza delle tecniche meditative statiche, RespiMove® lavora attraverso il movimento: perché il blocco energetico è fisico, e va sciolto fisicamente. Le tecniche sono rapide e praticabili nella vita quotidiana, anche in momenti di forte tensione.
Provare una soluzione diversa per agire sulla fatica mentale
Se hai già provato le tecniche di rilassamento (oppure la meditazione statica, lo yoga, ecc.) e non sei riuscito/a a superare i blocchi, allora questo potrebbe essere il metodo adatto a te.
Un movimento fatto di percezione bioenergetica, di presenza attiva nel corpo, di espressione del proprio vissuto interiore attraverso l’espansione dinamica.
Questo corso di movimento energetico è certificato come attività sportiva (fitness) a livello nazionale tramite la federazione MSP-CONI.
Per approfondire leggi anche:
Il Radicamento: non semplice visualizzazione ma ancoraggio reale
Breathwork dinamico: cosa cambia quando il respiro ritrova il baricentro

