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Il Radicamento: non semplice “visualizzazione” ma ancoraggio reale

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Quando parlo di radicamento, non faccio riferimento alle visualizzazioni mentali, alle immagini spirituali o alle “radici che scendono dai piedi”. Intendo invece una cosa molto più semplice, ma molto più concreta: avere un solido appoggio a livello del proprio baricentro.

Essere “centrati nel baricentro” vuol dire avere stabilità a livello psicofisico, nelle proprie azioni e nella vita quotidiana, con i piedi ben saldi per terra e chiarezza di idee e di intenti.

Il termine “radicamento” è stato usato così tanto, e così male, da diventare vago e in qualche caso poco credibile. Eppure descrive un’esperienza reale, tangibile, che fa una differenza enorme nel modo in cui viviamo, lavoriamo e soprattutto ci relazioniamo agli altri e al mondo che ci circonda.

Cosa vuol dire “non avere il radicamento”?

Come posso individuare una persona che non vive in modo radicato? Non c’è bisogno di spiegazioni: è sufficiente osservare come vive nel quotidiano e come interpreta il suo lavoro e la sua realizzazione personale. 

Normalmente si tratta di una persona con un buon livello di focus mentale e di lucidità. Spesso è una persona preparata, con obiettivi e progetti chiari. Eppure, nonostante la sua motivazione, non concretizza. 

Il corpo non riesce a manifestare nella realtà questi obiettivi, anzi spesso sarà una persona che soffre di stati di stanchezza immotivata e di difficoltà a occupare il suo posto nella vita. Probabilmente svolge già un lavoro, nel quale però vive in conflitto.
Al mattino parte “carica”, ma talvolta a metà giornata inizia a sentirsi svuotata e demotivata.  

Sa cosa dovrebbe fare, ma non trova la fermezza o l’energia per farlo. 

Inoltre, in molti casi la persona “non radicata” elabora progetti che tuttavia è molto complicato realizzare concretamente: ha in mente un’idea, ma questa idea è più utopica che attuabile: c’è una profonda spaccatura tra i suoi sogni e la realtà materiale che è riuscita a creare.

Quindi, nonostante vari tentativi di portare a compimento l’iniziativa, si scontra con ostacoli reali, che la allontanano sempre di più dal suo obiettivo. 

 

 

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Allenamento Istruttori dell’Accademia Due Cieli

 

Parlando in concreto: ecco due casi di esempio che parlano di Grounding (radicamento)

Leggi attentamente le descrizioni che seguono: se ti rivedi anche solo in una di queste, è probabile che tu abbia bisogno di più connessione con il tuo baricentro (=radicamento). 

  • Senti di non aver ancora occupato il tuo posto nella vita o nel lavoro, oppure ti senti “fuori posto” nei ruoli che assumi nella vita. 
  • Ti impegni molto e sei competente, ma non ti riconoscono “l’autorevolezza” nel tuo lavoro. 
  • Lavori con un cliente e “tutto funziona”, ma poco dopo senti che tutta la tua forza è stata drenata come da un rubinetto aperto.

E’ fondamentale precisare che lo stato di stabilità e connessione non si ottiene attraverso la visualizzazione, perché lavorare solo con la mente non basta se il corpo si limita a fare da “stampella” al cervello.

Se manca la componente fisica, il lavoro agisce a metà: alla prima emozione la mente “scappa” e addio stabilità. Quindi, per poter contare su un buon radicamento non basta la volontà, non basta nemmeno una ferrea disciplina mentale, e nemmeno la motivazione

 


 

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Che cosa si intende per “radicamento”? La forza della piramide nella visione orientale

Nella visione orientale e in prevalenza nelle arti cinesi e giapponesi, la “forza spirituale” dell’individuo si ottiene potenziando l’area del bacino, che è considerata il punto focale dell’essere umano.

In sostanza l’individuo completo, pienamente espresso nel suo sé, è un essere la cui forza è ben radicata nell’addome, proprio come se fosse una piramide. Dirigendo tutta l’energia in alto, invece, come si fa di solito nelle discipline metafisiche, si ottiene l’effetto della “piramide rovesciata”, in cui la base è troppo debole per reggersi in equilibrio.  

 

Con questo non intendo demonizzare le tecniche energetiche o la meditazione statica, anzi! Ma la loro efficacia dipende direttamente dall’efficienza del Dantian (o Hara in giapponese).

Nel caso in cui sia debole, priva i canali più alti della loro forza e capacità. Non solo! Il disequilibrio dei centri energetici alti non solo impedisce di attirare energia positiva, ma addirittura favorisce l’ingresso del qi tossico (xie qi) nei corpi sottili.

Ecco perché insisto sempre sulla necessità di cominciare dal basso per trasformare l’energia interna.  

 

Spesso il radicamento manca proprio nelle professioni di aiuto

Lo schema del “lavorare solo in alto” è ancora più evidente nelle professioni della relazione e dell’aiuto: insegnanti, coach, operatori del benessere, terapeuti corporei, formatori. Parliamo di persone molto presenti, empatiche, tecnicamente preparate.

Durante la giornata ascoltano i loro clienti, li sostengono, li accompagnano nei percorsi. Ma spesso già a metà giornata hanno la sensazione di essere state risucchiate. La testa è esausta, il corpo è svuotato della sua vitalità.

Se sei un operatore professionale e vivi questa situazione, ti faccio una confidenza: il problema non sono i clienti che “assorbono”, e nemmeno la tua “empatia eccessiva”. Il problema è che tutta la tua presenza viene retta in alto: dalla testa e dal sistema nervoso.

Quando il nucleo psicofisico del corpo non costituisce una base forte, diventa inevitabilmente un costo.

 

Cos’è davvero il radicamento…e cosa non è

Il radicamento vero non è un rilassamento, non è uno stato di “zen”, non è “immaginare di connettersi alla Terra”. 

Una persona radicata può essere attiva, impegnata, veloce, piena di responsabilità: la differenza è che non sta tirando tutto dall’alto.

In una persona connessa al nucleo il corpo partecipa attivamente a ciò che fa, in modo integrato, cioè senza essere separato dalla mente.  Così il peso non grava tutto sulle spalle (fisiche o simboliche) e l’energia non viene solo spesa, ma anche nutrita e sostenuta.

Radicamento significa che quello che fai poggia su qualcosa. Questo “qualcosa” è il bacino, il nostro perno psicofisico. 

Questo è esattamente l’approccio che utilizziamo nella Scuola Due Cieli per la Formazione Professionale nel Breathwork metodo RespiMove®.

 

Secondo punto fondamentale: la centratura nel corpo

L’essere umano, nella visione orientale, è un ponte tra cielo e terra. Cioè: deve avere radici ben salde piantate a terra (yin), ed un’apertura verso la saggezza spirituale che arriva dal cielo (yang).

In mezzo c’è l’energia vitale, definita genericamente Qi, che circola liberamente ed in modo fluido nei meridiani, proprio grazie alla connessione terra-cielo

Senza la contemporanea presenza degli aspetti materiali e spirituali, l’evoluzione verso il benessere non può avvenire.  

 

Il bacino come “base” della vita

Molte persone con cui ho lavorato, non cono cambiate “perché hanno capito di più”, ma perché hanno smesso di delegare alla testa il compito di fare tutto da sola (o al cuore, o allo spirito).

Quando il baricentro-bacino torna a essere una base, e non solo più un esecutore, succede qualcosa di molto semplice ma estremamente potente: le azioni smettono di richiedere uno sforzo continuo.

Non è più necessario tirare per andare avanti, o basarsi sull’autoconvincimento / motivazione, oppure obbligarsi a “tenere duro”. Perché l’azione parte da un punto forte, che funziona da propulsore. 

I problemi spariscono tutti con il radicamento?

Ovviamente no, ma cambia completamente il nostro modo di relazionarci con le sfide della vita. E soprattutto la “stanchezza buona” torna a occupare il suo posto: cioè di risposta fisiologica a uno sforzo fisico reale (come portare le borse della spesa su per le scale, ammassare la legna, correre per 30 minuti, ecc.).

Se hai compreso che la mancanza di radicamento non è un “problema da risolvere”, ma una questione di assetto che si può affrontare, devi sapere che è  proprio da qui che nascono i nostri percorsi.

L’Accademia professionale è pensata per chi non vuole più reggere tutto con la testa: in particolar modo i professionisti e chi si appresta a diventarlo, o chi ricopre una posizione organizzativa nel suo lavoro.

 

Perché oggi il radicamento è così carente

Viviamo in un mondo che ci spinge e allena costantemente a stare in alto: a usare la mente, pianificare, spiegare, descrivere, valutare…

Il corpo è vissuto più come uno strumento, quasi mai è una base stabile di partenza. Si usa spesso come un sacco di patate da spostare o tramite cui spostarsi, non come veicolo di esperienza, evoluzione e conoscenza.  

Col tempo la separazione tra fulcro e testa diventa la norma e quando la dualità diventa svuotamento, non ci troviamo di fronte a un “problema interiore” ma di struttura. 

Purtroppo il mondo moderno è divenuto iper-cerebralizzato, al punto che persino i bambini, che dovrebbero essere radicati per natura, vivono sovraccaricandosi di pensieri. La quasi totale assenza di lavoro fisico, sostituito dal lavoro di concetto e dall’automazione, aggrava la situazione per tutti.

 

“Non voglio perdere la mia spiritualità”

 

Molte persone che si dedicano intensamente alla meditazione e alle esperienze spirituali o energetiche, vivono fortemente questa separazione fra mente e corpo. Temono costantemente che il contatto con la realtà fisica possa privarle della loro dimensione spirituale. 

Nulla di più errato: la completezza dell’esperienza umana non può che arricchire la visione spirituale, rendendola incarnata e non solo “immaginata”. L’effetto finale non è affatto una privazione, ma bensì un potenziamento. 

Molti operatori energetici (a dire la verità quasi tutti quelli che ho incontrato finora), sono assolutamente convinti di lavorare con il corpo, perché attraverso le tecniche energetiche agiscono anche sul corpo fisico. Oppure eseguono spesso meditazioni e percezioni sul corpo.

 

In questa concezione c’è un fraintendimento: lavorare “sul” corpo, non è lavorare “con” il corpo.

 

Inoltre, per lavorare sul corpo utilizzano i mezzi che provengono dai centri superiori. Questo non è radicamento.

Per radicarsi occorre usare il corpo in modo mirato per riportare il focus verso il basso, passando attraverso il movimento fisico. 

 

In conclusione: perché parliamo di radicamento

Molte delle definizioni attribuite alla parola “radicamento” hanno un che di vago e “incantatorio”. Per questo non ho mai usato frequentemente il termine preciso, ma solo dei sinonimi.

Ma questo non significa che il radicamento non sia fondamentale, per la realizzazione completa di un essere umano in tutti i suoi aspetti pratici e creativi. 

Il radicamento non è un “concetto”, ma una vera e propria struttura, anche fisica. E’ qui che possiamo sviluppare una base stabile da cui attingere per aumentare l’efficacia nella vita. Quando questa parte manca, anche la migliore consapevolezza non regge.

Se ti accorgi che stai continuando a tenere tutto in piedi solo con la testa, e continui a “farcela ogni giorno” ma a caro prezzo, forse non ti serve capire di più.

Forse ti serve un altro punto da cui stare in piedi ed ergerti nella vita: in questo caso ti invito a conoscere meglio il mio lavoro.

Se ti occorre un supporto per smettere di reggere tutto con la testa puoi esplorare il Coaching Somatico “La via dell’Asse Interiore”. 

Se sei un professionista o vorresti diventarlo, allora ti invito ad avvicinarti al metodo RespiMove

 

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