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Sentire non è un atto di volontà. Ansia, pelvi e dispersione energetica

Sentire non è un atto di volontà

Il troppo “sentire” può derivare da un cortocircuito nel nostro sistema interno. Come si verifica? Vediamo insieme le sfaccettature di questo stato.

Partiamo da un caso concreto. Ricordo, per esempio, una donna che “sentiva negatività” ovunque andasse. In realtà non si trattava proprio di una forma di lamento: lo diceva come si dice una cosa vera, accertata. Entrava in un posto e la percepiva. Incontrava una persona e la percepiva. Capitava anche in situazioni neutre o quando non c’era nulla di oggettivamente ostile.

Identificava come “forte negatività” anche i punti dove, per via della presenza di un computer o di un televisore, nell’aria c’era dell’elettricità. Tutto sommato in questo caso non si può dire che avesse completamente torto, ma questa “sensibilità” le impediva di entrare serenamente in qualunque luogo o di incontrare una persona. 

Quella donna, che per rispetto alla privacy chiamo Giulia, aveva un passato relazionale impegnativo, che le aveva generato stati d’ansia ricorrenti. Aveva imparato per esperienza che il pericolo arriva quando meno te lo aspetti, che le persone deludono e che fidarsi costa.

Il suo sistema nervoso aveva fatto esattamente quello che il sistema nervoso di chiunque fa, di norma: aveva costruito una mappa. E da quel momento filtrava il mondo attraverso quello schema.

Spesso e volentieri Giulia descriveva se stessa come una persona sensibile, che “sente troppo”. Identificava la causa di ciò nei suoi canali energetici molto sviluppati, nella sua incessante ricerca spirituale, nel suo dono innato che le permetteva di vedere chiaramente al di là della dimensione materiale. 

Un talento reale… o un sistema nervoso in allerta?

 

Non entro nel merito dei doni e dei talenti individuali, in quanto è fuori discussione che ognuno porta con sé qualcosa di proprio. Ma non è questo il punto.

Il punto è un altro: anche se il talento c’è e anche se la sensibilità è autentica, quando il sistema nervoso è cronicamente in allerta distorce tutto ciò che riceve. Amplifica dove non serve oppure blocca quando servirebbe. Quindi il problema non è il dono in sé, ma il filtro attraverso cui deve passare.

Giulia aveva la capacità di sentire. Le sue percezioni erano qualcosa di reale, solo che la fonte non era il presente. Si trattava di un percorso automatico, costruito su ciò che era già stato.

 

Il meccanismo che ingabbia il corpo: ansia, allerta e filtri percettivi

 

C’è un fenomeno che probabilmente hai già vissuto. Compri una macchina nuova (diciamo una berlina grigia), e all’improvviso la vedi dappertutto. Sulle strade che percorri da anni, nei parcheggi che conosci a memoria. Erano già lì prima che tu la comprassi? Certo. Le notavi? No.

Coincidenza? Sincronicità? Ma no, è il tuo sistema nervoso che ha aggiornato i suoi filtri: ora quella berlina grigia è rilevante, quindi viene estratta dal rumore di fondo e portata alla tua attenzione.

Nel corpo funziona allo stesso modo, solo che la posta in gioco è molto più alta.

Quando il sistema nervoso registra una minaccia sul piano emotivo (un tradimento, un’umiliazione, una perdita improvvisa, anni di stress o tensione cronica), non la dimentica più. La registra come schema di allerta. Da quel momento in poi abbassa la soglia percettiva verso tutto ciò che somiglia a quella cosa, per assicurarsi la sopravvivenza.

Il risultato è che una persona con una storia di relazioni difficili “sente” ostilità dove forse non c’è. Una persona cresciuta nell’imprevedibilità “sente” che qualcosa sta per andare storto, anche quando tutto è in ordine. Si tratta di iper-vigilanza

L’ansia funziona esattamente così e si avvale del corpo come mezzo comunicativo: blocco del respiro, digestione alterata, muscoli in tensione, attenzione esagerata alle espressioni facciali, ecc. Questi sono tutti messaggi corporei, che segnalano la presenza di uno stato percepito di non sicurezza. Che sia concreto o no, poco importa. 

 

In definitiva, il corpo comincia a pensare che la tensione sia “sicurezza”. Quindi, anche se non sta accadendo nulla di “male”, l’organismo si prepara a qualcosa di brutto che potrebbe succedere… da un momento all’altro.

Per questo le persone in allerta costante manifestano una sensibilità oltre il normale: il sistema nervoso scandaglia continuamente l’ambiente, per poter anticipare ogni possibile aggressione. 

 

Inutile precisare che una vita così, alla lunga, è logorante.

La diretta conseguenza di questo sentire accentuato è l’interpretazione: qualsiasi piccola variazione nel mondo interno o circostante è vissuta con allarme. L’allarme aumenta l’attenzione, l’attenzione a sua volta aumenta l’allarme… ed ecco che il normale “sentire” si trasforma in “sentire le negatività ovunque”

 

Prima di procedere con l’articolo, se al termine della lettura vorrai approfondire ci sono altri contenuti affini:

Respirazione e centratura corporea: un supporto nella gestione dell’ansia e degli attacchi di panico

Fatica mentale: perché non passa con il riposo e come scioglierla attraverso il corpo

 

 

 

 

 

Il cortocircuito del “devi solo sentire”: pelvi, core e blocco energetico del corpo


Nel mondo del benessere e della crescita personale circola da anni un invito: torna a sentire, ascolta il corpo, fidati delle tue sensazioni.

È un input giusto, ma incompleto.

E’ incompleto perché dà per scontato che il “sentire” sia sempre neutro, sempre fresco, sempre connesso al presente. Mentre spesso, specialmente in chi ha attraversato periodi difficili, il sentire è filtrato dalle interpretazioni. Ha il colore di memorie che il sistema nervoso ha cristallizzato nel corpo sotto forma di tensione nel petto, contrazione nel diaframma, o un blocco energetico del corpo che si concentra nella zona della pelvi e del core e non riesce a scorrere.

Dire a qualcuno “devi solo allenarti a sentire di più” quando il suo sistema nervoso è già in modalità di allerta cronica, è come dire a un muscolo contratto che per rilassarsi deve raddoppiare la tensione. 

 

Al termine puoi leggere anche: Corso di tecniche di respiro: non sempre basta “respirare bene” 

 

Decidere di sentire non dipende dalla volontà e non si apre con l’intenzione.

 

Se hai mai provato a risolvere un condizionamento mentale con la ripetizione programmata di comandi, sai a cosa mi riferisco. Puoi ripetere “sono al sicuro” anche cinquemila volte al giorno, ma se il tuo corpo ha registrato una condizione di pericolo quella sensazione tornerà a galla. 

 

Accade in quanto il sistema nervoso non risponde agli ordini mentali: risponde alle prove e alle esperienze vissute.

 

Razionalmente comprendi che “il passato è passato”, ma il tuo sistema nervoso interpreta “il passato è adesso”. Risponde a ciò che percepisce nel corpo in questo momento: c’è stabilità? C’è un appoggio? Dove sto respirando? 

 

Quindi da dove si può davvero innescare il cambiamento?

Dalla pelvi, dal baricentro: qui possiamo determinare la fine della dispersione energetica e l’inizio del senso di sicurezza.

 

Quando la pelvi trova il suo assetto naturale e il baricentro smette di fluttuare nel vuoto (ma soprattutto verso l’alto), si verifica un cambiamento che si manifesta in modo spontaneo e naturale, senza l’intervento della mente.

 

Al termine puoi leggere anche: Blocco energetico e canali tendino-muscolari: la corazza e il superamento

 

Segnali di sicurezza interna

 

Quando ci sentiamo protetti, il diaframma si ammorbidisce rilassando il respiro; l’ansia perde la sua presa costante; la dispersione energetica che lasciava esausti (senza sapere perché) comincia a ricompattarsi: c’è di nuovo un centro, un asse, la terra sotto i piedi.

Non a caso, nella tradizione cinese, che descrive questo da millenni, il Dantian inferiore (il centro di gravità del corpo, situato sotto l’ombelico), è considerato la sede della vitalità radicata: il punto da cui si genera il movimento autentico.

Una volta che si ristabilisce questa connessione, non è più la realtà a essere cambiata, ma il sistema che la legge in modo diverso: non tutto è minaccia.

Se può esserti utile, questo è il lavoro che faccio. Lavorando con me non ti alleni a sentire di più.   

Piuttosto puoi creare una condizione in cui il sentire reale diventa possibile, quella in cui il sistema nervoso ha abbastanza sicurezza per smettere di proiettare profezie e iniziare, finalmente, a ricevere il presente. 

Se senti che questo ti riguarda, che “senti tanto” ma non riesci a capire se stai davvero percependo qualcosa o stai solo rileggendo una vecchia mappa ingiallita, RespiMove® parte esattamente da qui.

 

Dal corpo… e prima ancora dal TUO baricentro.

Prima di qualunque altra cosa.

 

 

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Crediti: foto in alto di Alexander Grey su Unsplash